Consiglio in primis la lettura di un libro. Potrei mettermi qui a spiegare quello che ho imparto io sulla pelle ma sarei di certo meno esaustiva e precisa.
Propongo di seguito un’analisi del libro per darvi modo di rendervi conto di cosa parlo.
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Silvia Ognibene ‘Esordienti da spennare’ (2007, Terre di Mezzo).
‘Esordienti da spennare’ è un libro che chiunque aspira a pubblicare una propria opera dovrebbe leggere. Assolutamente.
E’un libro che apre un varco, elimina un po’ di fumo e buio attorno a chi ha scritto e si trova davanti al dilemma del ‘se e come’ dare alla carta il proprio scritto.
C’è tutto un mondo da conoscere prima di decidere se e come pubblicare, ed è una conoscenza che non si può trascurare a mio avviso per acquisire quelle consapevolezze e responsabilità necessarie a scegliere la soluzione più adatta alle proprie aspettative barra aspirazioni.
E’dunque necessario approfondire e questo libro, chiaro, semplice ed esaustivo è un valido aiuto. Quanto meno per iniziare a riflettere.
Perché è questo il punto.
Chi aspira a pubblicare deve necessariamente riflettere. Conoscere talune dinamiche. Saper distinguere le varie opzioni e i meccanismi di base dell’editoria. Non c’è un altro modo (a parte affidarsi a qualcuno di fiducia – estrema – che sa e possa guidare nelle scelte). Anzi no, un altro modo c’è: lasciarsi fregare.
‘ Esordienti da spennare’ è un libro inchiesta dove l’autrice (giornalista freelance che collabora con l’agenzia di stampa Reuters e varie testate nazionali) raccoglie le denunce di autori ‘spennarti‘, intervista editori e sperimenta sul campo la trafila per pubblicare spedendo un proprio manoscritto come ‘test’. E il risultato è impietoso.
Questo libro è decisamente adatto a chi ha appena finito di scrivere qualcosa che intende pubblicare. Non si tratta di capire se si è o si vuole diventare scrittori. Tutt’altra faccenda. Si parte dal basso, come in tutti i settori, e si affronta il primo scoglio da superare. Ho scritto questo e vorrei che non rimanesse dentro il mio pc, cosa faccio? Ecco, se siete più o meno a questo punto ‘Esordienti da spennare’ è il libro fatto a posta per voi, ma non solo. Anche chi ha già pubblicato può imparare molto. Perché qui si parla della tematica ‘pubblicazione’ a trecentosessanta gradi.
La Ognibene approfondisce meticolosamente la ‘questione cifre’. Quelle che chiedono gli editori a pagamento tanto quanto le statistiche di vendita o le percentuali per valutare una distribuzione o i diritti d’autore. Numeri insomma. Indispensabili per iniziare a districarsi nel mondo dell’editoria.
Prosegue, la Ognibene, nell’analizzare il mercato della piccola e media editoria, propone i dialoghi che ha avuto lei stessa con gli editori che l’hanno contattata, presenta le logiche di marketing e le motivazioni di talune scelte più o meno condivisibili tanto decantate dagli editori. Quelli a pagamento (a cui si dedica la maggior parte dell’inchiesta) alternando però anche il parere e le considerazioni di taluni editori che non pubblicano dietro richiesta di contributo. E l’analisi è finalizzata a spiegare come il funzionamento (vero) del mercato venga distorto e usato a vantaggio di chi propone la pubblicazione chiedendo denaro. Tutto può essere presentato per sostenere la tesi ‘ è necessario contribuire alle spese, copartecipare all’investimento’.
Si inizia spiegando cosa rappresenta l’esordiente per il mercato e cosa fanno gli editori piccoli ma seri che scelgono di pubblicarli. ‘con gli esordienti non si fa profitto(tranne in casi davvero eccezionali’ e ‘I piccoli editori fanno scouting, sono loro cioè, la maggior parte delle volte, a cercare i nuovi scrittori, a coltivare gli esordienti.’ (pag.21)
Molto interessante è il capitolo sul rischio che ogni libro comporta (in modo particolare se di autore sconosciuto o esordiente) e anche l’analisi delle modalità con cui invece l’editore a pagamento ‘sceglie’ i manoscritti da pubblicare.
Il punto focale, a mio avviso, che in questo libro emerge con chiarezza è il ‘perché’. A seconda delle motivazioni che spingono un autore (badate bene che non ho usato il termine scrittore a proposito) a pubblicare un proprio scritto è possibile analizzare un ventaglio concreto di possibilità. Ecco quindi che la Ognibene lascia temporaneamente il mondo dell’editoria per spiegare le dinamiche del print on demand e del perché, in qualche caso, pagare per pubblicare può avere un senso compiuto, non necessariamente deve diventare fonte di disgusto o imbarazzo (l’aver pagato si intende).
Il capitolo ‘Vanity press’ è di certo quello su cui sono meno d’accordo. Quanto meno per l’approccio con cui si presenta il problema. Ci sono tanti (e sempre di più a quanto pare) editori che accalappiano polli da spennare soprattutto perché ci sono molti autori pronti a qualsiasi cosa pur di vedere il proprio nome stampato su un libro. Vero si. Molto. Ma non solo. Questa è la mia obbiezione. Ho conosciuto molti autori finiti nella rete perché non sapevano. Magari ci avevano provato (oggi con internet è più facile mettersi in contatto con altri o reperire informazioni e trovare mezzi di confronto ma in passato non era così)dicevo: magari ci avevano provato, a capire per sommi capi come funziona, ma non ci sono riusciti, non del tutto almeno. Sono molti gli aspetti da considerare (e in questo libro se ne può avere più che un assaggio) ed è quindi altrettanto complesso riuscire a capire o ad ‘entrare’ in talune dinamiche (e qui mi riferisco a chi non ha conoscenti, amici o parenti collegati in qualche modo all’editoria o allo scrivere nella sua eccezione più ampia). Comunque è vero. Sono molti quelli che scrivono convinti di generare l’opera del secolo e disposti a spendere per farla stampare. Ma ci sono anche molti altri che davvero non sanno che pesci pigliare e finiscono per lasciarsi convincere. Ci sono entrambe le realtà, questo volevo precisare.
C’è anche un’altra questione sempre ricollegabile al proliferare di queste forme di stampa a pagamento. La mancata condivisione di esperienze. A pag.46 si dice ‘La condivisione delle informazioni, soprattutto su siti e forum dedicati, è fondamentale: le esperienze di ciascuno saranno di prezioso aiuto per tutti gli altri esordienti.’. Sacrosanto. Peccato che di fatto tutt’ora non sia ancora così diffuso e di facile reperimento come dovrebbe. Ma ci arriveremo, con libri come questo magari.
Altri due fattori da non trascurare sono la promozione e la distribuzione. E in questo libro troverete varie osservazioni utili, consigli su come valutarli e informazioni utili per capire davvero come funziona.
Poi c’è la figura del libraio, che sembra quasi marginale, l’ultimo anello della catena e invece si scopre molto su di lui, se ne svela il ruolo poco marginale.
Altra faccenda spinosa, specie per autori alle prime armi che non siano esperti di contratti editoriali, è proprio capire e verificare le clausole dell’accordo di pubblicazione. La Ognibene propone tutta una serie di riflessioni molto utili a chi non ‘ci capisce niente’ ma è comunque necessario che arrivi a chiarirsi le idee prima di firmare alcunché. Senza lauree particolari ma con un pizzico di intelligenza e astuzia.
Comunque la viviate, questa lettura si conclude con un’analisi concreta e onesta: ‘esordire, missione possibile’. Gli editori medio piccoli onesti, che investono, rischiano, leggono, lavorano sodo per dare visibilità e credono in un testo esistono. Ebbene si, credeteci perché dopo tutti i discorsi deprimenti di cui sopra posso assicuravi (così come spiega il libro) che è proprio così. Basta non volere tutto e subito, intraprendere ‘un cammino sicuramente più faticoso’ e. In quel ‘e’ sono comprese tutta una serie di attività che si potrebbero definire ‘collaterali ‘ mentre in realtà fanno parte della scrittura, senza le quali si fatica a trovare un proprio stile, una propria voce, e una certa capacità valutativa: leggere, partecipare a iniziative, presentazioni, incontri e confrontarsi, farsi conoscere. A pag.122 c’è una deliziosa quanto sacrosanta serie di consigli di Marco di Porto ( che ha da poco esordito con un editore piccolo ma di qualità) e che non vi toglierò il piacere e l’interesse di leggere dalle pagine di ‘Esordienti da spennare’.
Faccio notare, in ultimo, per chi si sta arrovellando sulla scelta dell’editore, che dalla lettura di questo libro si possono ricavare numerosi nomi di editori per i quali appare evidente il tipo di trattamento che destinano agli esordienti (o comunque a chi pubblica senza essere noto).
Una recensione che consiglio per mano della scrittrice Francesca Mazzucato la trovate QUI .
Mentre QUI rintracciate gli interventi dell’autrice sul tema dell’editoria a pagamento dal blog di Cabaret Bisanzio.