Il tema ‘agente letterario’ è spinoso e multiforme.
Per iniziare suggerisco la lettura di questo post pubblicato da Sandrone Dazieri, scrittore, editor, responsabile editoriale, sceneggiatore e molto altro.
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Scordatevi l’immagine dello squalo con il sigaro cubano in bocca. Gli agenti letterari italiani assomigliano molto poco a quelli sdoganati dalla televisione, tutti limousine e piscine. Anche perche’ non guadagnano cosi’ tanti quattrini e sono molto meno carogna. Ed e’ una fortuna per me, che lavoro con loro anche in rappresentanza della mia casa editrice, e mi trovo di fronte sempre persone ragionevoli e preparate, con le quali non si discute solo di soldi, ma anche di progetti futuri dell’autore che rappresentano.
Ma, per un esordiente, rimangono avvolti dal mistero. Mi servono? Possono aiutarmi? Quanto costano?
Vediamo.
Prima di tutto, sfatiamo il mito che l’agente letterario vada in giro a caccia di editori. Certo, gli agenti spediscono i manoscritti alle case editrici, ma per lo piu’ sono le case editrici a contattarli, una volta che hanno deciso di pubblicare un dato autore. E, di solito, prima si informano con l’autore se e’ interessato a pubblicare con loro. Nella mia esperienza, prima io ricevo la telefonata di un editor, poi gli do il numero di telefono del mio agente per parlare delle faccende pratiche: cioe’ i quattrini.
L’agente e’ qui che lavora davvero. Se sei un autore, magari sei imbarazzato a parlare di soldi con chi ti pubblica, io per esempio lo sono, e spesso non hai ben chiaro quali siano le clausole del contratto necessarie e indispensabili, quelle su cui puoi trattare, quelle che puoi far cancellare o modificare. Inoltre, un agente sa quanto davvero vali sul mercato. L’autore, da mia esperienza, tende a valutarsi sempre troppo o troppo poco, a seconda dello sviluppo del suo ego (di solito troppo).
L’agente tende a chiedere il massimo, ma non di piu’, perche’ sa quanto un editore puo’ guadagnare da una certa pubblicazione, valutando lo storico dell’autore medesimo, le sue possibilita’ di crescita, il valore commerciale di un dato progetto. A volte un libro e’ pagato di piu’ di quello che puo’ vendere perche’ porta un certo “lustro” all’editore o perche’ piu’ editori sono interessati, altre volte e’ pagato al minimo perche’ il progetto e’ rischioso. Non ci sono parametri che prescindano dal fiuto dell’agente e dalla sua esperienza, che normalmente coincide con quella dell’editore.
La questione si fa piu’ difficile con un esordiente, perche’ e’ sempre una scommessa. Magari ci sara’ un bel passaparola e l’esordiente avra’ successo, magari il libro scivolera’ inosservato. Anche per questo, molti agenti non sono interessati a prendere sotto tutela autori che non hanno mai pubblicato, a meno che sulla loro scrivania non capiti un manoscritto di altissimo livello. Ma perche’ se ne accorgano, occorre che i manoscritti “non richiesti” li leggano. Spesso non hanno il tempo di farlo o non sono interessati.
Alcuni agenti, basta fare un giro su Internet, leggono manoscritti solo a pagamento, fornendo poi una scheda dettagliata su dove intervenire per migliorare il lavoro. E’ difficile dire se serva davvero o sia uno spreco di quattrini. Per un esordiente che senta di aver fatto un ottimo lavoro, puo’ essere la prova del nove. Chi legge gli esordienti, dentro le agenzie, di solito sono le stesse persone che lavorano come lettori per le case editrici. Hanno una grande esperienza, hanno lo sguardo giusto. Pero’ la loro valutazione, ancorche’ positiva, puo’ essere diversa da quella di un editore. Imparerete qualcosa, forse. Forse vi sara’ utile. Sospendo il giudizio.
Per decidere quanto siano bravi e seri, comunque, guardate la loro lista d’autori rappresentati e dove pubblicano: e’ il parametro migliore.
Al di la’ delle letture, gli agenti non si fanno pagare quando vi prendono sotto tutela. Firmato un contratto di rappresentanza, qualche volta e’ solo un accordo verbale, e da quel momento in poi sottrarranno una percentuale fissa sui guadagni inerenti ai vostri contratti stipulati da loro. La percentuale e’ intorno al dieci per cento per le vendite in Italia, e dal dieci al venti per le vendite in paesi esteri (perche’ gli agenti hanno a loro volta dei sub agenti che lavorano negli altri paesi, che si tengono una percentuale).
Se un agente si fa pagare a fondo perduto per rappresentarvi, vuol dire che non crede in voi. E se non crede in voi, lasciatelo perdere. Avrebbe la stessa utilita’ per voi di un editore a pagamento, cioe’ ZERO.
Una volta che sarete stati pubblicati, sara’ l’agente a ricevere i resoconti del venduto e a incassare le royalties eventualmente maturate, che vi versera’ previa trattenuta della sua percentuale. E, a quel punto, potrete parlare con lui di progetti futuri, usarlo come scudo con l’editore se siete in ritardo sulla consegna, sbolognargli gli inviti a presentazioni cui non volete partecipare, cosi’ che sia lui a dire no al posto vostro (e voi potrete dire: io ci sarei venuto, ma quello stronzo del mio agente…) Potrete anche parlare con lui per sapere l’andamento del vostro libro, per lamentarvi di quanto poco e’ esposto nelle librerie, di quanto poco viene recensito, lamentazioni che tutti gli autori fanno, io compreso.
I nostri libri sono nostri figli, cazzo, perche’ il mondo non li ama come li amiano noi?
Il mio consiglio spassionato, detto tutto questo, e’ che per il primo libro vi arrangiate da soli. Speditelo alle case editrici, attendete risposta, rispedite qualcosa di nuovo, pubblicatene degli estratti su web (ha funzionato con Pulsatilla, J. Beer e Bilico, no?) e provateci. Poi, quando una casa editrice vi contattera’ e vi fara’ una proposta, se non siete convinti dell’offerta, magari lasciate che sia l’agente a chiudere il contratto. Probabilmente sul vostro primo romanzo non otterra’ niente di piu’ di quello che hanno promesso a voi, e quindi vedrete la vostra misera offerta decurtata del dieci per cento, ma comincerete con il piede giusto un rapporto di lavoro che, se funziona, vi accompagnera’ per tutta la vita.
Anche senza sigari cubani e piscine con lo champagne ghiacciato.